Tre giorni lungo la Via Romea Germanica, il racconto

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È stata una tre giorni intensa (9-11 febbraio 2018) lungo la Via Romea Germanica da La Verna passando per Chitignano, Subbiano sino all’arrivo di Arezzo.
Faggete, boschi, castelli, l’Arno, tradizioni e simpatia.
Poi lungo la Via, oltre al rimanere folgorati dal Santuario e dalle tante testimonianze artistiche di Arezzo (crocifisso di Cimabue, la Leggenda della vera croce di Piero della Francesca nella Basilica di San Francesco e tutto il centro storico), si è potuto apprezzare la presenza di numerose piccole meraviglie: castello degli Ubertini, castello di Valenzano, Panorama da Poggio d’Acona, Pieve a Sietina, Giovi. Poi se si cammina in buona armonia ed in un clima rilassato e gioioso divertendosi e ridendo con semplicità, basta veramente poco ed il segreto sta tutto lì. Si entra in quella dimensione rilassata che porta a bellezza ed equilibrio; un caro saluto va pertanto a tutto il gruppo di camminatori che si sono fatti compagnia in questa piccola avventura.

Grazie a tutti.

 

 

Ieri è partita l’avventura dei cammini, inseriti nel programma dell’associazione per l’anno 2018. La Via Romea Germanica, come sapete sarà uno dei nostri temi di ventura. Da La Verna a Chitignano bella passeggiata di poco più di 15 km con oltre 550 metri di ascesa e 780 metri di discesa. La compagnia è bella su di giri come sempre! L’incontro fortuito con una statua di legno di nome “Zucchetto” ha saputo provocare la mia fantasia

 


Ode a Zucchetto
Nel folto di questa faggeta secolare, chiome protese,
braccia alzate verso il cielo azzurro,
quei giganti sembrano donare
una magia ancestrale a questo luogo,
ricco di spiritualità e presenza scenica.

Là può capitare di incontrare
un’anima candida ma dispersa nella foresta,
dall’aspetto sfuggente ma furbetto;
Ha le sembianze di un folletto,
il suo nome zucchetto;

spesso lui, intento a divertirsi,
ormai sa lasciarsi come trasportare,
sembra giocare come a denigrare
l’atmosfera di questo luogo,
la sua religiosa compostezza e misura.

Con il suo flusso di ironia,
Vien come canzonato quel suggestivo silenzio.

In questo attimo, ben venga anche
quel calpestar giocoso sul selciato
di foglie ormai macerate e consunte dall’inverno.
Lui diviene solo lieve accenno di disturbo
rispetto a simile dimensione e sua interiorità.

Ora un orecchio attento
riesce ad ascoltare ancora il cigolio antico
di quella cancellata di legno,
erosa da tempo e stagioni.
Là fra due colonne di pietre sagomate
si viene a delimitare, con sapienza e dovizia,
lo spazio spirituale della foresta annessa al santuario.
Infine questo lento camminare
sa tracciare sentieri di vicinanza e rispetto
ed una consuetudine tesa alla scoperta ed alla condivisione.
Orsù miei viandanti e compagni di ventura dell’ultima ora!
Siamo Pronti? Via, anche oggi si riparte!

Buongiorno e buon cammino a tutti!

 

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