Sesto giorno del Trekking della Valnerina

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Cronaca di viaggio dal 6° giorno del trekking della Valnerina

Superato il ponte sul Nera, accanto alla bella e suggestiva chiesa di Castel San Felice, si prende sulla sinistra il panoramico sentiero di costa che ci porta al bel borgo,sapientemente conservato, di
Vallo di Nera; si tratta di uno dei luoghi più suggestivi dell’intera vallata. Dopo una sosta alla bella fontana, in continuità con il tema dell’acqua che ricorre lungo questo percorso, la fortuna ci aiuta
oggi e ci permette di incontrare una figura snella un po’ segnata dal tempo, dalle intemperie della vita con le sue 87 primavere. Scopriamo si tratti di Riziero Flammini, con due “emme”, ci tiene a
precisare.
Chiedo a lui delle notizie del museo della tradizione orale, tramandata nel tempo, e se conosceva persone che potevano raccontarci qualcosa in merito. Inoltre chiedo se sapeva se è quando era
aperto quel piccolo spazio espositivo che ebbi la fortuna di visitare alcuni mesi orsono, dove là sapevo si parlasse di questa tradizione orale. Incominciamo a giocare con le parole e lui inizia a
declamare alcune storie, da lui “poetate”, prese dal vivere quotidiano. Ci racconta che viene dalla montagna, da Mucciafora, e che è stato pastore. Gli chiedo della transumanza se esiste più. Lui
risponde di no. “Prima quando ero giovane le pecore le portavamo nella campagna laziale. Poi, per tanti anni, ho lavorato presso la tenuta del principe Torlonia. Avevano tante proprietà; superavano
i 3.400 ettari e non poterono comprarne di più perché sennò superavano quello dello Stato” .”C’avevano certi palazzi a Roma!”. Infine ci racconta,alla sua maniera sempre “poetata”, di alcune storie
di vita che lo colpirono. “C’è vuleva tanto per trovare la rima” ” Ora ormai me sò scordato tutto e non sarei in grado di raccontà in pubblico come facevo prima!”. “Tu la conosci l’Agnese? La nostra
“Sendacà”!?” Salutiamo Riziero che ci declama il suo modo di presentarsi mentre la “scopina” ci apre le porte di quel piccolo spazio espositivo. Dopo questa lunga digressione, ora si continua per la
salita che ci porta a Forca di Vallo, sicuramente uno dei posti più suggestivi della nostra camminata. Prima sulla sinistra un raro esempio di vite maritata sorretta da due piante di acero campestre
detto stucchio. Giunti in cima, ci accorgiamo che oggi è il nostro giorno fortunato! Ieri è nevicato e le cime di tutta la catena degli Appennini si presenta innevata. Si può scorgere il bianco
candido della prima nevicata sui picchi nord e sud del Monte Bove, sul Porche, sul Vettore sino ai Monti della Laga. ” Guardate sullo sfondo, si staglia la sagoma del “Gran Sasso”. Oggi la
resistenza della compagnia è stata messa a dura prova per il dislivello compiuto, pari a più di 800 metri in salita. Alla fine, però, ciò ha reso faticosa la giornata di cammino è stata sopratutto la
sua lunghezza del percorso che ha sfiorato i 26 chilometri. All’ultimo non si arrivava mai e quei ciottoli sul letto del fiume in secca hanno complicato l’andatura di questi ultimi tre chilometri.

 

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