Cronaca passeggiata Passi ed Assaggi d’Autunno a Castel San Felice

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08/12/2018 – Oggi, escursione nata un poco per caso intorno ai borghi di Castel San Felice e Vallo di Nera in Valnerina. Ogni volta che capita di calcare le vie ed i sentieri da queste parti si comprende quanto possa essere importante per l’Umbria questo lembo di terra di confine. Possiede un patrimonio paesaggistico di montagna invidiabile, una bellezza unica e tradizioni culturali ancora presente malgrado lo spopolamento. È un po’ come se le asprezze del clima e delle sue terre, l’ingiuria delle placche che si muovono inconsulte, a sequenze temporali cadenzate nei secoli, avessero forgiato la tempra di queste genti. Concretezza, affabilità, voglia di canzonatura sono divenute metro comportamentale. Questa volta il fato ci ha permesso di comprendere ancora di più. La visita del Comune di Vallo di Nera insieme al sindaco Agnese Benedetti, ci ha permesso di entrare nell’anima del borgo di Vallo e della sua storia. Grazie alla sua passione raccontata a mò di vallanata ma intrisa di contenuti storici, culturali, anneddoti, osservazioni acute su geologia, ricostruzione, elementi di arredo delle case è come se ci avesse sapientemente riportato a ritroso. Siamo riusciti a fare un viaggio nel viaggio. Ringraziamo per la disponibilità del sindaco e noi cercheremo nel nostro piccolo di tornare e di essere di supporto per quanto potremo. Non voglio dilungarmi sui particolari perché la cosa migliore per assaporare l’essenza di Vallo è quella di visitare il dedalo di viuzze entro la cintura muraria, visitare il museo della tradizione orale, le sue “vallanate” e suo piccolo patrimonio di saggezza popolare nella sede dell’ex palazzo comunale. Là sono custoditi due affreschi del seicento. In questo caso l’importante è conoscere il perché sono lì e come sono stati o meno restaurati. Oppure sentirsi raccontare delle avventure di Petrone da Vallo, storia di ribellione contro le tasse cinquecentesca o del perché ci sono degli orti allineati secondo una certa linea di pendenza, della tradizione del vicolo bacia donne, delle zona “travaglio” dinanzi alla porta del paese, delle scelte della ricostruzione post terremoto sia con l’uso del legno per rifacimento dei tetti e della presenza dell’intonaco su certe case per diversità di censo. Insomma una piccola avventura. Dopo questa ora abbondante spesa bene siamo ritornati sino a Castel San Felice dalle parti dell’agriturismo Zafferano e dintorni ove abbiamo potuto apprezzare alcune pietanze tipiche del territorio. Passeggiata di 9 km. facile ma intensa per quanto appreso; esperienza da rifare perché ci siamo persi tante cose da scoprire lungo la via.

 

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