Cronaca di viaggio del Trek della Valnerina 2019: i primi due giorni.

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L’inizio di un viaggio a piedi, anche se per lidi conosciuti, lascia sempre un’impronta di imprevedibilità e giocosità da raccontare. Basta lasciare correre le redini della fantasia insieme ai compagni che hanno deciso di farla insieme a te questa avventura.
Dopo pochi chilometri e grazie alle diverse attitudini dei partecipanti, questo tipo di approccio fa si che ogni perlustrazione rappresenti un’esperienza diversa ed “irripetibile”, senza voler dare un’accezione di straordinarietà al concetto insito nell’etimo di questa parola. Questa volta il rapporto con il tema dell’acqua in questi primi due giorni, se paragonato alle altre due esperienze di cammino vissute prima lungo la stessa via, è stato ancora più forte; le condizioni avverse hanno fatto sì che, oltre alla placida e rilassata atmosfera del bacino lacustre di Piediluco, la forza incanalata ed imbrigliata delle cascate delle Marmore, si sentisse con maggiore forza ed impeto il nostro legame con il fiume Nera. Ciò è stato determinato, se volete, da una ragione banale: le condizioni atmosferiche avverse hanno consigliato una diversa interpretazione della via da percorrere. Ciò , pertanto, ci ha portato con naturalità ad una convivenza per un maggiore numero di ore con quel correre impetuoso delle acque adatto al rafting ed agli sport d’acqua; questo semplicemente per il fatto che,invece di salire per Gabbio e ridiscendere verso l’Abbazia di San Pietro in Valle questa volta, si è optato di costeggiare per un maggiore tratto il fiume che solca con sapienza la vallata. È un po’ come se lo scroscio della pioggia avesse incrementato “l’intensità”, il rumore e la velocità di questo fluttuare delle acque. Che strano! Questa volta l’incontro, fortuito ma ripetuto lungo la via, con il sorriso della signora Lucia, di ben 93 primavere, è avvenuto dalle parti di Arrone. Lei, intenta a ripulire nocciole appena raccolte, ci dice con l’inflessione musicale e tipica dei valligiani di questa parte della vallata: “ quest’anno non sono buone!”. Ci racconta che stava lì da una delle figlie ed è un pò come se il fluttuare delle acque l’avesse portata più giù di circa dodici chilometri rispetto al consueto incontro, con quel sorriso malinconico, che avveniva nei pressi del circolo Uisp di Macenano. Ciò, scusate l’ardire, è anche segno del tempo e di una memoria dei luoghi che se ne fugge via! Forse noi, “camminanti errabondi ed un pò sognatori”, possiamo cogliere l’essenza e l’anima di questo luogo meraviglioso ed unico. La Valnerina è un territorio sempre risorto dalle ingiurie del tempo e dalle ceneri del terremoto grazie alla forza intrinseca dei suoi abitanti. Ora loro sono rimasti in pochi e, per lo più, anziani. Un sentimento triste ma allo stesso tempo dal “fascino ribelle” e tipico di questa terra selvaggia monta in questo attimo di riflessione fuggevole. Come degna chiosa per questo tratto di cammino, lungo circa quaranta chilometri, vien di ricordare la bellezza intrinseca e meravigliosa dei borghi di Castel di lago, Arrone, Ferentillo, le. numerose espressioni della religiosità emanata e sancita dal Santuario della Madonna dello Scoglio, dall’Abbazia di San Pietro in Valle, delle chiese di Arrone e delle numerose chiese di campagna tipo quella di Gabbio. Loro si che ne hanno visto di tutti i colori nel corso dei secoli. Non si può pensare che tutto ciò finisca! Si troverà dunque la via giusta per sapersi risollevare. Suvvia, qui è necessaria la forza ed il protagonismo ribelle di Voi tutti valligiani! “Ça ira, ça ira!! “.

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