Ottavo giorno del Trekking della Valnerina

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Cronaca di viaggio del 8 ° Giorno del trekking della Valnerina.

Il gruppo, ospite della bella ed accogliente struttura “il collaccio”, si è ulteriormente accresciuto e saluta con affetto Ulla che ritorna in Danimarca. Si riparte da Campi, basta un occhio nei dintorni
per capire intensità del fenomeno e danni prodotti. Sono macerie e muri crollati dappertutto e fa impressione ciò che è rimasta della bella abbazia di San Salvatore. Insomma questa piccola
comunità è stata sicuramente martoriata dal terremoto ma è anche esempio di comunità attiva, coesa intorno al suo centro di vita associativa, che ha saputo resistere alla violenza delle scosse,
rimanendo in piedi grazie alle tecniche utilizzate.
Si comprende che una ricostruzione partecipata e consapevole può riuscire a convivere con quel fenomeno naturale; dopo aver compreso il significato di questo messaggio di positività ed
attivismo “dal basso” fa meno paura affrontare le asperità di questo ultimo giorno; ci incamminiamo fiduciosi per la lunga e faticosa salita che ci porterà in cima sino a raggiungere i 1830 metri ai
piedi del Monte Patino. Prima boschi di conifere e faggete ci accompagnano lungo l’ ampia carrareccia , poi sono i prati sommitali ad aprirsi all’orizzonte. Là è tutto un guardarsi intorno a scoprire
le varie cime sia dei Monti Sibillini che dei suoi dintorni. Un gregge di pecore, custodite da un pastore macedone con alcuni cani maremmani ci ronzano simpaticamente intorno. Poi inizia la
discesa, prendendo una bella strada panoramica, ove si notano esemplari di faggi veramente imponenti. Infine si raggiunge la nostra meta, quella del Pian Perduto e del Pian Grande e del Monte
Vettore con Castelluccio, punto di arrivo di questo cammino. È giunta l’ora di festeggiare presso il tendone allestito come punto ristoro; là , per caso, un gruppo musicale delle Marche suona
canzoni di Zucchero e ci mettiamo a cantare “Senza una donna” ed altre cover. Il viaggio termina con il transfer a Campi, punto di partenza di questa ultima tappa. Infine riaccompagno Gianfranco,
mio compagno fortuito di stanza e di cammino fino alla stazione di Terni. Lui è stato ribattezzato , da me per burla, Jean Louis, Jean Jacques, Jean Pierre, Jean Claude e ,poi, la convivenza di
otto giorni ha prodotto quel piccolo miracolo che si ripete; riuscire “a parlare di noi” senza schemi né steccati. Il bello sta proprio tutto qui ; forse è la semplicità ed il profumo di una vicinanza e
condivisione a divenire l’ essenza di questa esperienza maturata. Non si sa mai quanto rimarrà di tutto ciò né si saprà, per un po’ , far rivivere quei momenti vissuti assieme; forse un giorno si
determineranno le condizioni per il ripetersi di quella voglia di ritrovarsi misurandoci con un’altra meta da raggiungere. Chissà!?

Un caro saluto Louis

 

 

 

 

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